lunedì 24 aprile 2017

Camminando per Gozo 4,5


Esplorazioni sulle verdi colline di Gozo 4,5
By Anthony Withdown

"L'inciviltà è solo un modo di morire!
 Anthony Withdown

Sabato 15/4/2017  

Nel pomeriggio del week end pasquale, prendo la bici e decido di andare a vedere la strada di accesso alla Stone Shell Hill, intravista ieri. Era da tempo che non affrontavo in bici salite impegnative. La strada che da Victoria porta a Zebugg è tutta una salita. 
Sorpasso velocemente il brutto cementificio senza degnarlo di uno sguardo e a metà salita, passo davanti all'ingresso del Yellow Red Trail, ma ora, sono troppo impegnato a sbuffare come un vaporetto per dargli un occhiata. Duecento metri più su spiana in prossimità del cimitero, spero di arrivarci vivo! La fatica finisce, riprendo fiato e subito trovo l'imbocco del sentierino in discesa che dovrebbe portarmi ai piedi della colata d'argilla della Stone Shell Hill. Andare in discesa in bicicletta in una strada di campagna è una delle cose più piacevoli che conosca, sportivamente parlando...
Più o meno dopo un chilometro dall'inizio della discesa, finisce la stradina, proprio dove immaginavo. Lascio la bici e comincio a salire verso la base della Clay Casting, la colata d'argilla. Vista da sotto con i colori del tardo pomeriggio è proprio bella!




Come già detto ieri ci sono tracce umane sui canali che salgono, quindi anche se ripido, è un buon punto per arrivare in cima. Salgo fino a metà costone, saggiando la presa delle scarpe sportive, quelle da trekking e il bastone sono rimasti a casa, oggi è solo un assaggio, uno studio del territorio per future escursioni. La salita è dura ma si può fare, inutile che vada più su, alla prossima occasione la farò tutta. Saluto la collina e ridiscendo.

Voltandomi verso valle, vedo che da dove finisce la stradina, inizia un canalone pieno di vegetazione che scende in una gola verso la direzione della Masarform Valley. E' ancora presto, decido di esplorarlo per vedere dove finisce. Torno alla bici e mi affaccio alla ripida discesa che porta al canalone. 

Troppo sconnessa per affrontarla su due ruote, anche se ne intravedo un futuro promettente come percorso per Mountain Bike, basterebbe dargli una ripulita dalle pietre e dalla vegetazione che la ricoprono. Scendo a piedi sulle mie scarpette lise e affronto questo nuovo percorso, sempre con la mia curiosità a mille.










Il piccolo Canyon, Small Canyon, è il letto di un fiume secco, ogni tanto ne trovo le tracce. Come quelle di qualche animale.
In quello spazio incastonato della natura, c'è una pace assoluta. Si sentono solo i cinguettii di uccellini felici che volano nel fresco del Canyon.

 

Trovo cascatelle naturali e rocce levigate dall'acqua, che ora qui non passa da tempo. Ci sono dei punti dove l'azione erosiva dell'acqua ha creato dei toboga tipo pista da bob, pareti curve, alte, lisce come la seta.



Immagino il divertimento che proverebbero dei bravi M.B. Riders, affrontando quelle paraboliche naturali. Lavorandoci un pochino si potrebbe creare proprio un bel percorso, penso.
Nel fondo del canale trovo anche parecchi blocchi di pietra da costruzione, disseminati lungo il camminamento. Penso, qui come ci sono arrivati? Alzo lo sguardo verso le alte pareti della gola e trovo la risposta. Nel bordo superiore ci sono dei muraglioni a secco, in bilico, fatti dall'uomo. Probabilmente ne delimitano la proprietà. L'improvvisazione di questi manufatti è proprio sconfortante. Non c'è un legante tra i blocchi, basta una pioggia importante  per minarne la stabilità. Naturalmente il proprietario non si degna di andare a riprendere i blocchi, ma ne mette su un altro instabilmente al posto suo. Osservando meglio la macchia di vegetazione intricata, vedo anche dei rifiuti! Un brutto ricordo riaffiora alla mente, la visione della Innocent Hill. Concentro il mio sguardo e purtroppo, alla base in prossimità dei muraglioni diroccati, noto sotto gli sterpi, mobili marci, bidoni di plastica, ferraglia arrugginita, maioliche e calcinacci! Che schifo! Qui è ancora peggio, perché mentre alla Innocent Hill, si può accedere con dei mezzi e ripulire il tutto, in questa gola percorribile solo a piedi, diventa durissimo portare via tutto questo sfasciume. La natura sta ricoprendo tutto ma lo schifo è ancora visibile. Mi verrebbe voglia di risalire su fino alla proprietà e apostrofare l'incivile come merita, ma poi penso che in queste situazioni è meglio agire in modo esemplare, coinvolgendo le autorità locali. Mi chiameranno l'italiano rompicoglioni ma fa lo stesso. Se un nativo non si rende conto, ignorantemente del danno  che reca alla sua povera terra, allora sarà il caso che la soluzione venga da un ospite un po' più saggio.

Lascio questa brutto spettacolo e continuo a scendere ancora un po' sperando di uscirne.
Dopo dieci minuti, il letto del fiume secco si fa ancora più inaccessibile e risalgo la china ormai vicina. Come esco fuori dallo Small Canyon, trovo una stradina carrabile che salendo porta in direzione della proprietà dell'incivile di prima, bene a sapersi. Mi avvio dalla parte opposta e dopo poche decine di metri incrocio un'altra strada carrabile più ampia. Mi sembra di riconoscerla, è quella fatta ieri per accedere più avanti alla Stone Shell Hill, perfetto! così si chiude il cerchio. Entrando da qui e risalendo lo Small Canyon si arriva sino alla base della Clay Casting, da li si sale fino in vetta della collina. Questo percorso mi sembra ora veramente ben strutturato, sorvolando solo, per quel tratto orribile della discarica nascosta.
E' ora di tornare, dopo mezzora ritrovo la bicicletta, arranco sullo sterrato, stavolta in salita fino alla strada asfaltata. Invece di scendere per la via breve ma trafficata, aggiro il cimitero con la sua bella chiesetta e sempre in discesa vado a riprendere la via che da Ghasri (leggi Asri) riporta a Victoria. Faccio una foto al paesaggio e ai dolci colori dell'imbrunire. Laggiù in fondo dietro la Cittadella, mi aspetta casa, sarà una bella pedalata.

giovedì 20 aprile 2017

Camminando per Gozo 4


Esplorazioni sulle verdi colline di Gozo 4
By Anthony Withdown


"Si cammina in cerca di risposte alle molte domande esistenziali. La natura, generosamente le suggerisce, basta ascoltarle". Anthony Withdown

Venerdi 14/4/2017  

Oggi in tutta Malta è festa nazionale, è il venerdì di passione o venerdì santo. Seguiranno altri due giorni di festa che culmineranno con la Pasqua, molto sentita in tutto l'arcipelago con processioni in abiti storici, canti, messe e tripudi di campane. La Pasqua a Gozo in particolare, è vissuta con molto coinvolgimento da tutta la popolazione, già da quando si sbarca sull'isola si respira un'altro clima rispetto alla più caotica e consumistica Malta. Un clima di serena pace ti cattura e ti fa vivere momenti di intima bellezza.







Questo stato mistico di grazia, in me fa l'effetto di proseguire con l'esplorazioni dei luoghi misteriosamente sottovalutati dagli abitanti.
E' una bella giornata di sole e voglio salire sulla quarta collina che si innalza in fondo alla vallata che scende a nord verso il mare, Masarform Valley.



Come al solito, pianifico da lontano un punto di accesso, abbandono il sentiero carrabile e comincio a salire immergendomi nella natura facendomi strada tra l'erba alta e fiori appoggiandomi al mio socio, il fedelissimo Woody. Incontro muri a secco diroccati che delimitano il nulla. Sotto l'apparente e invitante manto erboso, sempre un tappeto infido di sconnesse pietre malandrine, venute giù dai friabili costoni, messe come trappole per caviglie distratte. E' il venerdì di passione, salendo percorro la mia via Crucis laica.

Ogni tanto prendo fiato, guardando verso sud, riconosco il magnifico paesaggio conosciuto. In primo piano la Black Rabbit Hill che domina tutto, con i suoi verdi terrazzamenti che le fanno da collare regale. In fondo all'orizzonte, la consueta sagoma della Cittadella ed il bianco delle case sparpagliate di Victoria, tutto sotto un cielo terso di un azzurro intenso.

Proseguo e arrivato ai piedi della parete, intravedo sulla destra un abbozzo di sentiero che sale gradatamente verso la sommità. Prima di percorrerlo però, voglio andare a vedere quella strana formazione argillosa che scende sul fianco sinistro della collina. Da lontano sembrava una colata lavica solidificata e ora la vedevo iniziare proprio alla base della rocca verticale. Dopo una cinquantina di metri in senso orario collineggiando tra detriti e rovi, arrivo nel punto dove la colata misteriosamente inizia e guardo giù.



Non so come si chiama questa formazione geologica, ricordano un po i calanchi toscani. E' la prima volta che l'incontro in questa serie di escursioni. In fondo alla discesa la colata si allarga per cento metri circa, mentre qui sotto i miei piedi non saranno più di venti metri. Anche se abbastanza ripida, noto delle tracce evidenti, come se fosse un passaggio per poter raggiungere la cima della collina. Nel fondo valle, alla base della colata, termina una strada bianca. La percorro con lo sguardo e vedo che dopo un cinquecento metri sinuosi, termina sulla strada che da Zebugg scende a Victoria. Mi riprometto di verificarla nei giorni a seguire perché questo accesso mi sembra più naturalisticamente interessante di quello appena percorso.

Ora saliamo, voglio finalmente vedere il mare! 
Torno sui miei passi e rincontro il sentierino sulla destra. Anche qui muretti a secco paralleli al costone. Quanta pazienza deve essere costata realizzarli per poi abbandonarli all'oblio.




Lungo la leggera salita, si para davanti al mio sguardo a qualche centinaio di metri verso nord est, la collinetta del Redentore. Una delle poche colline a punta del territorio, dove i devoti hanno innalzato una statua, del Gesù Redentore. Ricorda per la posa il Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Vedo dei turisti ai piedi della statua. Se faccio in tempo alla fine di questa escursione vado a farci una capatina.

Piano piano, salendo di quota e quasi senza sforzo arrivo in cima al solito pianoro, tipico di queste colline, simile agli altri già visitati, un ovale schiacciato abbastanza grande, cosparso dai soliti fiori rigogliosi che si mescolano al timo selvatico, fichi d'india e le tipiche piantine a fiore giallo che si ergono solitarie nella macchia verde. 

Decido di percorrere il bordo in senso orario, affacciandomi al versante sud.



Ritorna lo stesso paesaggio visto prima più in basso, solamente un po più maestoso.
Proseguendo sul bordo frastagliato, l'affaccio a sud ovest mi mostra la vallata che sale a Zebugg. 


Le campagne coltivate si susseguono disordinatamente ordinate, con casette di fortuna. Qui il tutto è lasciato alla libera iniziativa di contadini coraggiosi, che si inventano con i pochi mezzi a disposizione coltivazioni per il proprio fabbisogno.


Anche qui le famigerate basse torrette di caccia con il loro consueto tappeto di cartucce abbandonate. Niente di nuovo, 
come niente animali da cacciare del resto!


Il cammino sul bordo prosegue a ovest, stando sempre attenti alle fenditure nella roccia che ne delimitano il passaggio. il vento del mare  che mi raggiunge sul viso fa uno strano suono attraversando gli alti fiori gialli. Sembra di ascoltare il canto misterioso della natura. In questo particolare momento di pace interiore, percepisco cose che in altri contesti sarebbero definite bizzarre. Qui sono un tutt'uno con la magia dell'ambiente incontaminato e mi faccio positivamente contaminare.


Nel controluce vedo l'abitato di Zebugg, dove, come sempre domina la chiesa, fulcro della comunità gozitana. Le case che affacciano ad ovest possono godere di un emozionante tramonto sul mare, da qui posso solo immaginarlo.





Serenamente estasiato da queste sensazioni, mi dirigo  al versante nord...e finalmente vedo il mare! Non così vicino come immaginavo, dalla collina c'è ancora una bella distanza, comunque l'effetto è ugualmente gratificante.





Come dicevo in una precedente escursione, in giornate particolarmente terse si vedono le coste siciliane, ma non oggi.
Si vedono invece le case sulla sinistra della tranquilla baia di Qbajjar (leggi bagiar) e seguendo sulla destra l'inizio dell'abitato movimentato di Marsalforn, la località balneare più frequentata di Gozo, con i suoi ristoranti più o meno tipici e con i locali scelti dal turismo giovanile solitamente squattrinato.
Nei quattro mesi estivi molti gozitani  e alcuni maltesi, vengono nelle loro seconde, terze, quarte case di Marsalforn e Xlendi (leggi Sclendi) per rilassarsi con le famiglie ed amici. Solitamente frequentano sempre i loro ristoranti di cucina tradizionale o in alternativa è facile trovarli nelle varie baie lungo la costa in gruppi numerosi con i loro immancabili barbecue attrezzati. E' una popolazione molto restia ai dettami del consumismo, preferiscono risparmiare e riunirsi come in memoria di una giovanile scampagnata.



Guardando sotto i miei piedi, invece, vedo grosse porzioni di 
roccia crollate, specialmente in questo versante nord. La natura impietosa e impetuosa, segue il suo corso, l'uomo può solo adattarsi ad essa, illusorio dominarla con la presunzione e l'ignoranza. Questa situazione di precarietà rocciosa lo già trovata sulle altre colline visitate, ciò mi fa pensare che col tempo questo posto cambierà drasticamente. Penso anche che questo sia un po' un simbolo della nostra vita terrena. Noi come la natura cambiamo, la differenza è che la nostra esistenza al confronto è un battito di ciglia in un secolo. Se troveremo un equilibrio col nostro mondo che ci ospita, permetteremo alle generazioni future lo stesso battito di ciglia, che sembra poca cosa ma è un bene prezioso, immensamente meglio del nulla assoluto. Se ognuno di noi, moralmente si sentisse in obbligo di lasciare il mondo meglio di come lo si è trovato, sarebbe il passo giusto verso il salvifico equilibrio dell'umanità. Per il momento sono solo fantasie utopistiche, l'egoismo umano è ancora lungi dall'essere sconfitto. Questo mio tentativo di vivere e descrivere una vita più semplice e piena, serve sicuramente a me stesso ma in verità vorrei che depositasse un seme in chi legge, vorrei condividere con altre persone questa ricerca di equilibrio e di armonia. Vorrei far parte di una comunità di esseri umani che con le proprie capacità e sensibilità, si metta in gioco con generosità e risponda con la coscienza a posto alle fatidiche domande, "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?"

Ho aperto una parentesi filosofica, approfittando della scusa di una semplice passeggiata. Non era programmata ma così è stato. Era un sassolino della mia scarpa esistenziale che andava tolto.
Ora proseguo il resoconto dell'escursione.

Percorrendo il versante est, trovo un piccolo edificio diroccato, ricordo di qualche laborioso contadino. Non ci sono porte e il tetto è crollato. Al centro della stanza riposa una gigantesca pianta di asparagina ma senza il suo prezioso frutto.



Tra le macerie interne, trovo una pietra a dir poco originale. Ha una forma piramidale, sulla facciata verticale c'è ancora traccia di un intonaco scuro, mentre sulla facciata obliqua, spezzata dal tempo, incastonata come una gemma preziosa, c'è una conchiglia fossile, intatta nella sua antica bellezza.
Ora la pietra fa bella mostra nella mia casa Victoriana assieme alle altre pietre collinari.



Questo fortuito ritrovamento mi ispira anche il nome della collina ancora non battezzata. Nella mia fantasiosa mappa, la collina che affaccia sul mare si chiamerà, la collina della pietra conchiglia, Stone Shell Hill.



Lungo il cammino verso l'uscita dal pianoro, omaggio il mio inseparabile Woody con una foto ricordo. Ricordate la leggenda della spada nella roccia? Ok, questa sarà invece la leggenda del bastone nel cespuglio. Immortalo Woody nei panni di Excalibur, ed io come Re Artù, dopo la foto, lo estraggo senza sforzo e proseguo con passo nobile verso la discesa.












Ritrovo subito il sentiero tra i muretti e lo ridiscendo velocemente. Passando vicino alle sempre numerose piante di fichi d'india, tra le pale fa capolino la collina del Redentore. E ancora presto, penso, come arrivo alla strada gli andrò incontro.





Le distanze qui sono realmente vicine, lasciato il sentiero e tagliando per campi verso nord, arrivo all'imbocco di una strada carrabile che va in direzione della collinetta. Alla sinistra della stradina ci sono degli ulivi, mentre alla sua destra, delle palme. Quale migliore scenario si può immaginare per un cammino verso il Redentore due giorni prima di Pasqua!






Salendo verso la statua rivedo il riepilogo delle mie escursioni precedenti. a destra l'ultima visitata la Stone Shell Hill. A seguire la Black Rabbit Hill, la Broad Bean Hill e in fondo all'orizzonte, l'immancabile Cittadella. Dalla sequenza manca solo la Innocent Hill, anche qui, metaforicamente esclusa. Spero di riabilitarla nel tempo che avrò a disposizione e di farla risplendere della bellezza che si merita.





Proseguendo, la salita è breve e ben segnata, dopo dieci minuti sono alla base del Cristo. Ci sono due coppie di turisti che si rilassano godendosi il panorama.


Anche da qui una magnifica vista, guardando ad ovest, delle belle coltivazioni di campi colorati, e seguendo la panoramica, la costa nord con il suo azzurro mare, sembrano scorci presi dai quadri di Van Gogh, che danno un senso ulteriore di pace rinfrancando lo spirito.

Per oggi sono sazio in ogni molecola del mio corpo. Sembra di aver vissuto un esperienza di giorni e sono invece solo tre ore di beatitudine. Basta poco e in questo caso vero come non mai, basta volerlo.

sabato 1 aprile 2017

Camminando per Gozo 3


Esplorazioni sulle verdi colline di Gozo 3
By Anthony Withdown


"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi" Bertand Russel

Venerdi 31/3/2017

Oggi in tutta Malta è festa nazionale, la festa della liberazione o dell'indipendenza dal Regno Unito.
E' una splendida giornata di sole, ne approfitto per la terza escursione programmata. La meta è la terza collina, la più vicina alla Cittadella. 

L'estate scorsa, sono stato testimone di diverse feste tipiche, specialmente a Victoria, lavorando praticamente nel centro. Ho sentito ed ho assistito sia di giorno che di sera, a molti fuochi d'artificio, troppi, quasi snervanti, diluiti in tutto l'arco della giornata senza una regola. Qualche volta, la sera, dai bastioni della fortezza, guardavo partire i fuochi dalla collina buia dirimpettaia. Sembrava collocata apposta da un ipotetico architetto dei fuochi per esaltare scenograficamente la silhouette della Cittadella.

Vista dalla Black Rabbit Hill, la collina povera appare di uguali dimensioni della sua gemella nobile, distante poche centinaia di metri, secoli addietro venne scartata e diseredata, ora sta li buia e spoglia, sembra mendicare la luce che gli fu negata. Andiamo a visitarla, forse camminandoci sopra capirò il perché.

Per prima cosa vado a recuperare il mio fido Woody, nascosto poco distante nella macchia all'inizio del Yellow Red Trail.

Vista dal basso non è male, simile alle altre due colline salite in precedenza.
Il progetto è sempre il solito, arrivare fino a dove comincia la parete rocciosa e poi aggirarla per trovare un accesso. 

Alle 10,30 abbandono la strada asfaltata e comincio a scarpinare spianando erbacce e rovi. Taglio in diagonale verso sinistra per raggiungere degli alberi di eucalipto. Arrivato al primo step, un balcone naturale, First Balcony.

La vista è sempre magnifica, come i colori della primavera. Rivolgendo lo sguardo dall'altro lato si ha l'effetto opposto. Rifiuti di vecchi fuochi d'artificio, plastiche e cartacce marcite. Dalla stessa posizione, due punti di vista, quello della natura e quello dell'uomo. Vi lascio solo col punto di vista naturale che è meglio.



Da li trovo un sentiero ben delineato che sale sul lato destro della collina. Si attraversano i soliti labirinti di piante di fico d'india gigante e purtroppo anche i labirinti d'immondizia umana. Proseguo la salita, incontro prima delle gabbie per volatili aperte, e poi subito dopo una baraccopoli squallida dove scorgo dentro una voliera dei poveri piccioni impauriti.




C'è pure un piccolo orto coltivato a fave, naturalmente ne assaggio una, amara, come l'ambiente che mi circonda. Scappo via, voglio solo una modica quantità di natura pulita.


Riprendo il sentierino che sale, collineggio la parete alla mia sinistra, non è cosa arrampicarsi li, specialmente per un escursionista della domenica come me che ha come obbiettivo di visitare tutte le colline di Gozo nei prossimi mesi.

Trovo lungo il cammino una casa diroccata ed una ancora integra con una bellissima vista a nord est sul fondovalle, con le mie due prime colline visitate, la Broad Bean Hill e subito dietro la Black Rabbit Hill.

Salendo ancora di qualche decina di metri, si intravede il mare e l'abitato di Ghasri (leggi Asri), caratteristico paesino costruito attorno ad una chiesa. Non so se lo avete capito, ma l'arcipelago maltese è molto cattolico.



Dopo qualche tortuoso tornantino, incrocio una strada carrabile in cemento che sale verso la sommità. Uhm brutto segno, penso. La lingua di cemento proviene dall'altro versante da cui sono arrivato, abbassando lo sguardo, a poche decine di metri scorgo due macchine sgangherate parcheggiate. Mi sa che la natura intatta qui me la scordo, ripenso tra me e me.

Non mi faccio lusingare dalla comodità della strada e taglio verso il bordo selvatico, continuando a salire dal versante est. In pochi minuti sono sopra, trovo sempre la stessa caratteristica ed inusuale pianura. Forse in antichità, in queste tipo di colline, l'uomo ha scavato estraendo dei blocchi per la costruzione delle proprie case e ne ha spuntato la punta, ma ho dei dubbi. Più probabile un erosione naturale che nei millenni gli ha dato questa insolita forma tronca.

Trovo nel terreno roccioso, delle graziose pianticelle rosa lilla che convivono col timo e altri arbusti, nel complesso sembra un tessuto finemente ricamato, metto a riposarci vicino Woody e gli faccio una foto. 






Subito sotto il costone ci sono delle grotte che avevo intravisto salendo, sempre da sopra vedo anche bossoli di cartucce. Cacciatori pure qui, e ti pareva! Rinuncio alla breve discesa, anche se un sentierino per capre tibetane ne indica il passaggio.


Proseguo percorrendo il bordo in senso orario, ora la Cittadella e tutto l'abitato si stende come un ricco tappeto ai miei piedi.



A sud est si vede Victoria con la cupola della bellissima chiesa di San Giorgio nella città vecchia. all'orizzonte la solita Chiesa di Xewkija (leggi Sciuchia), un lembo di mare e più in la ancora le coste nord maltesi. 


Girando lo sguardo a est e aguzzando la vista, proprio al limitare superiore delle mura, vedo la cupola della chiesa di Nadur, la più alta cittadina dell'isola, famosa per il suo sfarzoso carnevale. Al centro sempre in alto, l'abitato di Xaghra (leggi Sciara) anche qui con la sua bella chiesa dominante. La notte nell'isola esalta ancor di più queste chiese sparse, perché vengono sapientemente illuminate. Sembrano dei fari accesi nella notte per non far perdere la fede.

Anche qui ritrovo i soliti crepacci lungo il bordo della collina, con una differenza però, all'interno della cavità c'è uno schifo che fa piangere il cuore. Rifiuti umani! C'è di tutto, anche una lavatrice. Non ho parole, girando lo sguardo verso l'interno, la solita sconfortante conferma. Resti di miglia di fuochi d'artificio, plastiche, scarti di non so che, riempono la visuale. Rimpiango le torrette dei cacciatori delle altre collinette, almeno li c'erano solo bossoli di cartucce. Avere questa incredibile vista verso l'esterno e questa altra indicibile verso l'interno mi manda in corto circuito. Non riesco a tollerarlo.  Con l'umore nero, continuo il cammino lungo il bordo sud ovest, l'unico spazio fisico rimasto quasi naturale, con il verde paesaggio che tenta di guarire le ferite aperte nell'animo. Basta però, che  mi distragga un attimo guardando l'interno e i cumuli di scarto riempiono nuovamente lo sguardo. Affretto il passo per cercarne di uscirne al più presto.

Al limite nord ovest, incontro questa casetta abbandonata, con questo balcone tipico, che mi ricorda la casa del commissario Montalbano del romanzo di Camilleri. Tra parentesi, Camilleri è un dei nomi più frequenti nei citofoni di Gozo, tutto torna. Il Montalbano Balcony , si affaccia su una splendida vallata dove il verde della natura incontra il blu del mare che si mescola all'azzurro del cielo. Questa vista un po mi rasserena col mondo umano e mi fa pensare al potenziale inespresso e sprecato di questa contraddittoria collina. Ci vorrà un lungo lavoro di persone di buona volontà per ripristinare l'ordine antico. Penso che con questo scorcio suggestivo lo schifo sia finito e faccio ancora l'errore di guardare speranzoso il pianoro interno...


...un container abbandonato con all'interno dei sospetti fusti di metallo arrugginito e subito a fianco un catasta di un centinaio di gomme abbandonate a marcire per i secoli dei secoli! Uno sfregio!  Una rabbia profonda mi assale nei confronti di miei simili, che lasciati liberi di agire come bestie, inevitabilmente come bestie diventano.
Basta finiamo questo giro dell'orrore e andiamocene. 
Dopo poche decine di metri rincontro la maledetta strada che ha permesso a degli incivili di devastare il proprio piccolo e splendido pezzo di terra. Anche qui la mala politica ne è corresponsabile. Primo perché fa finta di non vedere l'evidenza, secondo perché alle ditte che vincono l'appalto per i fuochi d'artificio, si dovrebbe obbligare di portare via tutto lo scarto schifoso a suon di pesanti multe. Ma è un vecchio discorso, ogni paese ha le sue amministrazioni malate. La cosa che non capisco è che a Gozo, a differenza dell'Italia, la quasi totalità del servizio pubblico è di un ottimo livello e incide pochissimo sulle spese dei contribuenti. Si dice che segare il ramo dove si è seduti sia da imbecilli, vederne le tracce in una casuale passeggiata è allarmante.
Se avrò la possibilità di vivere qui per un tempo sufficiente, cercherò di sensibilizzare le coscienze di chi ci abita da sempre, rimane il fatto per me incomprensibile, come è possibile che me ne accorgo solo io da ultimo arrivato?

Riprendo la discesa abbastanza avvilito dall'evolversi di questa escursione, passo davanti alla casa abbandonata, sotto il Montalbano Balcony, visto precedentemente dall'alto. Sull'altro lato della strada c'è una foresta fitta di piante di limoni, Lemon Forest, carica di frutti ancora verdi, sembrano dei lime, ne prendo uno e lo metto in tasca. Piccoli sotterfugi per ingannare la mente ma non gli occhi e il cuore. 
La strada dissestata che scende, porta tracce di rifiuti anche qui, tra l'altro devo stare attento a non calpestare le cacche di cane, sembra un campo minato! Il centro abitato e poco distante e questa sembra la via del chi se ne frega. Per un istante mi torna alla mente la pura bellezza della Yellow Red Trail, a qualche chilometro da qui, ma sembrano anni luce, un altro mondo! Questa entrata per l'egoismo umano la chiamerò "sentiero cacca di cane" Dog Shit Trail, ammiratela nel suo massimo squallore.

La collina non è colpevole di come è diventata, lei ci ha messo del suo meglio, donando della vegetazione lussureggiante e soprattutto una magnifica vista su quasi tutta l'isola, però devo dargli un nome, ormai sono andato in fissa con questo gioco alla Livingstone dei poveri e non posso tirarmi indietro. La chiamerò, momentaneamente, "L'Innocente Collina", The Innocent Hill, spero di ribattezzarla come merita tra qualche anno.


Arrivo alla strada asfaltata all'inizio del centro abitato. Questa via trafficata collega Victoria con San Lawrenz, paese all'estremo ovest dell'isola di Gozo, con tramonti da cartolina. Da San Lawrenz, una strada di un chilometro scende sino al mare, dove c'è Dwejra con le sue incredibili alte scogliere, sferzate dal mare. Dove c'era fino a poco tempo fa il simbolo dell'isola di Gozo, la monumentale finestra azzurra sul mare, Azure Window, che ho avuto l'onore di ammirare diverse volte, prima che in un mattino burrascoso del 8 marzo 2017, sparisse per sempre nella sua azzurra culla. Anche questo mi è sembrato inizialmente un segno di incuria del territorio da parte delle autorità locali, poi informandomi meglio, ho saputo che nell'ultimo secolo, il mare, il vento, qui particolarmente forti e la debolezza della roccia, avevano modificato la finestra rendendola sempre più esile, fino a quando nel 2012 un grosso crollo nella volta della finestra azzurra ne indebolì definitivamente la struttura, decretandone la fine entro pochi anni, come puntualmente si è verificato.

Chiusa questa parentesi con il doveroso omaggio alla storia dell'isola, proseguo per la via, tornando da dove ero partito due ore fa. 
Nella via del ritorno, ad un certo punto, finiscono le costruzioni polverose color miele ed inizia il verde profumato dei campi, quando all'improvviso, sulla sinistra vedo la collina innominabile. Appare pura, immacolata,  quasi  commovente nella sua umile bellezza. Da questo lato nasconde tutte le sue cicatrici e conoscendo i suoi tormentati segreti, vien voglia quasi di mandargli una simbolica carezza per consolarla. 



Tornando alla domanda iniziale, sul perché questa collina sia stata maltrattata così, l'unica risposta che mi viene è perché qui l'egoismo dell'uomo ha perpetrato un crimine impunemente per troppo tempo. Un crimine alla fine contro se stesso, che avrà come unico processo, quello inesorabile dell'estinzione.
Questa collina violentata è la mia accusa per chi ha responsabilità sul territorio, spero serva da monito, un' ultima possibilità di riscatto da parte delle persone di buon senso che hanno a cuore la loro terra e conseguentemente la loro vita. 
Questa collina, quest'isola è un microcosmo delicato, con lo stesso male che affligge il mondo civilizzato. Salvare questo microcosmo in mezzo al Mediterraneo può diventare un esempio da seguire, può tracciare la via per curare il resto del mondo.








sabato 25 marzo 2017

Camminando per Gozo 2


Esplorazioni sulle verdi colline di Gozo 2
By Anthony Withdown

"Condividere l'esperienza di un cammino, unisce le persone che lo affrontano, per il resto della vita. Capire chi siamo e dove si vuole andare, però è un esperienza che va vissuta da soli" Anthony Withdown


19/3/17 Domenica

Oggi è una bella giornata, sole e l’immancabile venticello, come ieri parto verso le 12,00. Non è per pigrizia, ma l’umidità della notte bagna tutto e a quest’ora sarà asciutto. Sto con un jeans e scarpe da ginnastica, il mio abbigliamento da trekking è rimasto in Italia, spero di portarlo qui dal mio prossimo rientro patrio in Aprile. Arrivo all’ingresso del Yellow Red Trail, dietro dei cespugli fa capolino il mio bastone contorto, il buon vecchio Woody, sono contento di rivederlo. Si parte, risalgo per la prima volta il sentiero da questo verso. C’è sempre quella tribuna di fiori ed erba che mossi del vento mi fanno la hola di benvenuto. Alla mia sinistra, in alto vedo la mia collina, per ora sconosciuta, alla mia destra una vallata che conduce alle porte di Victoria e alle pendici della collina dove è appollaiata la Cittadella. L’unico disturbo visivo è un cementificio sulla strada che da Victoria sale verso Zebbug, brutto da dire brutto, tutto sgarrupato e polveroso, con dei poveri cristi che ci si guadagnano da vivere, ma non oggi, oggi è domenica anche per loro. Sempre salendo sulla mia destra il cementificio, per fortuna scompare, coperto da un mini boschetto con all’interno l’immancabile torretta di appostamento. Dopo 15 minuti dalla partenza, arrivo alla First Shadow. Come da programma, voglio prima fare un tentativo per ritrovare i miei occhiali perduti il giorno prima. Ripercorro a ritroso i miei passi, cercando di ricordare le svolte e i passaggi con gli occhi fissi al terreno. Dopo altri 10 minuti arrivo alla Second Shadow, anche li cerco ma invano. Ok mi dico o stanno alla torretta nascosta tra l’intricata vegetazione o dimentichiamoli.


Ricordo per fortuna l’esatto percorso, anche il passaggio nascosto tra le piante giganti di fichi d’india e sempre concentrato sul terreno, arrivo alla base della Honey Tower. Penso, ora salgo e li troverò li poggiati sul parapetto nel momento in cui ho fatto le foto. Seee magari fosse così facile, niente da fare, li sopra c’è solo un meraviglioso paesaggio che mi accoglie. Basta, ho perso già troppo tempo per dei consumati, occhiali da sole in plastica, si comincia a fare sul serio. Uscendo dall’intricato labirinto di fichi d’india, mi torna in mente un flash: “dov’è che sono caduto ieri?”. Mi guardo attorno, ieri avevo sbagliato strada per poter arrivare alla Honey Tower, ero passato tra delle rocce instabili che non portavano a nulla, le cerco. Si mi sembra di ricordare questo posto, salgo e scendo con attenzione e poi dietro degli arbusti ritrovo le grandi pietre tremolanti, guardo attentamente, ma non ce n’è bisogno, adagiati soavemente sopra un cespuglio erboso, ci sono i miei benodiati occhiali che mi fanno l’occhiolino. Rido tra me e me e ringrazio non so cosa, un affettuoso bacio e via dritti nella tasca chiusi dalla zip. Avrò perso in tutto 20 minuti per la ricerca, ma in fondo li avrò persi veramente quei minuti? Ora in fretta, cominciamo sul serio, supero la Second Shadow e attraverso la First Shadow. Sono alla base della collina senza nome. Prima di cominciare la salita ignota, mi giro verso valle e vedo questo paesaggio sconvolgente, che dire non ci sono parole per descriverlo, faccio qualche foto per non dimenticare. Riguardandole mi sembra di essere li.






Ritorniamo coi piedi per terra, devo salire su questa benedetta collina senza nome. Come la precedente BBHill, non ha evidenti punti di attacco. La costeggio o forse meglio dire la collineggio, sul lato sinistro, quello più abbordabile. Tra me e la parete ci sono una ventina di metri, costellati di detriti ricoperti di vegetazione, arbusti intricati, piante di fichi d’india di ogni dimensione e muri a secco semi crollati che delimitano il nulla. Alla mia sinistra più in basso, c’è una piccola coltivazione di cipolle. Pure qui? Penso. Ma la cosa nuova è che c’è un essere umano, immobile, seduto di spalle a contemplare l’orticello e il panorama. Chissà se si sarà accorto di me. Quasi quasi rompo il ghiaccio e gli chiedo se conosce un modo per salire sopra la collina. Nel silenzio pacifico della situazione alzando la voce dico con il mio zoppicante inglese “Good morning…sorry…” Il tipo si volta verso di me, è vestito in modo strano con in testa un copricapo strampalato tipo aviatore. Mi guarda per un nano secondo, si alza e muto se ne va! Quasi scappa, in poco tempo sparisce tra la vegetazione, io rimango come un imbecille ancora col ditino alzato nel chiedere l’informazione. Gente strana, penso, forse credeva fossi il padrone dell’orticello e che l’avessi colto in flagranza di  spuntino cipollesco. Vabbeh, mi arrangerò lo stesso. Mi riconcentro sulla collina, da una torretta in pietra posta sulla sommità della collina senza nome,  vedo una spaccatura in diagonale sulla roccia, sembra un passaggio per arrivare in cima e sembra percorribile. Mi faccio strada tra le sterpaglie, e attacco a salire. Mi ci è voluto più tempo a pensarlo che a farlo, in un attimo sono sopra, proprio sotto la torretta.




La collina è molto più grande della BBHill, sarà come due campi di calcio affiancati, una gigantesca portaerei. E’ piatta con tanta vegetazione, muretti e torrette  di sassi, sia lungo il perimetro ma anche all’interno. Anche qui è pieno di fiori e di profumi. Cespugli bassi  di timo che nasce spontaneo dappertutto, sono un'altra caratteristica ricorrente di queste magnifiche opere della natura. Salgo sulla torretta e mi affaccio verso sud. Sempre una meraviglia per gli occhi. Aguzzando la vista, vedo una seconda figura umana. Sta accovacciata proprio nel punto dove si sale per la BBHill, ai margini del campo di grano. Ma è la stessa persona di prima! Penso tra me e me. Si è proprio l’essere misterioso che era sparito nel verde poco prima. Guardando meglio, capisco che è un cacciatore, appostato, immobile come un sasso in attesa di chissà quale preda. Qui a parte uccellini, api e farfalle non c’è altro. Che situazione assurda, con tanta bellezza da vivere, starsene pietrificato sotto il sole per cosa poi? Lasciamolo alla sua pena e continuiamo la passeggiata nella piazza verde. Prima però un altra occhiata al sud conosciuto.


In quella pace assoluta, arriva un messaggio sul telefonino. E’ Sara, mia figlia, che precedentemente tanto avevo pregato di venire ma come al solito invano. Mi chiede di portargli un sasso ricordo della collina. Gli rispondo naturalmente di si e cerco di fargli capire cosa si è persa. Lo so, mi scrive, ma vedrai che un giorno mi ci porterai. Sarà, Sara, penso. Dopo, il benedetto sasso glielo cerco, ora continuiamo l'esplorazione. Percorro prima il bordo in senso antiorario, anche qui come nell’altra collina più in basso, paralleli al costone ci sono piccoli crepacci non più larghi di un metro per una decina di lunghezza, profondi abbastanza per farsi male. Quindi massima attenzione, specialmente quando si è incantati dal paesaggio circostante. Queste lingue di roccia  separate, sembrano ancora solide ma consiglio a chi  vuol fare escursionismo qui su, di evitare di camminarci sopra, prima o poi verranno giù, non acceleriamone il nefasto evento. Incontro vari   muretti bassi circolari, le famose torrette, qui in realtà sono più che altro dei ripari frangivento. Proseguendo la camminata verso il panorama sulla vallata per Marsalforn, trovo un abbozzo di sentiero che scende giù in direzione della First Shadow, anche se sparisce in un labirinto di vegetazione. Dopo quando dovrò ridiscendere, proverò a percorrerlo, probabilmente è un accesso più facile alla cima. Nella mia osservazione dal basso mi era sfuggito. Ancora pochi metri e l’affaccio sulla vallata è spettacolare, si vede anche il mare, lontano, blu in tutt’uno con il cielo. 
















Immortalo una piccola guglia staccatasi da madre collina per cercare la sua strada nel fondovalle. Proseguo il cammino ogni tanto guardo l’altopiano interno, si vedono degli alberi, muretti a secco, torrette e un mare d’erba e fiori.

Intravedo anche rare tracce di umani, tipo dei bidoni colorati, forse per raccogliere acqua piovana, non mi ci avvicino nemmeno, già da lontano guastano la vista. Sul versante nord est della collina trovo un sentiero carrabile che scende. Mi affaccio per capire, una ventina di metri più in basso c’è una bella coltivazione con annessa una casetta tipicamente contadina. Lascio momentaneamente  l’altipiano e scendo per il sentiero, anche qui, a parte il segno dell’homo sapiens, c’è un carnevale di colori della natura. Tutta la pendice è rigogliosamente ricamata di piante e fiori e gli immancabili fichi d’india. Trovo pure una grotta, fresca e asciutta, la visito fugacemente, scatto una foto ed esco.



Dopo un paio di tornanti del sentiero arrivo alle coltivazioni. Sono campi di cipolle, ordinate scrupolosamente con i loro pennacchi verdi che ballano nel vento. Vicino alla costruzione c’è un pozzo circolare di un paio di metri di diametro, con sopra una grata. Avvicinandomi al bordo in muratura, mi viene in mente un film dell’orrore. Ora mi affaccio e vedrò degli escursionisti curiosi prigionieri del contadino enigmista! Niente, solo acqua stagnante, per fortuna! Al posto dei turisti ci sono invece una decina di pesciolini rossi che scappano nel vedermi. Tutto intorno alla casetta disabitata, alberi di limoni carichi di frutto. Ne prendo uno per ricordo e lo infilo in tasca a far compagnia agli occhiali. Basta con tutta questa civiltà, ritorniamo su a far respirare l’anima. Risalgo velocemente il sentiero e continuo il cammino odoroso, dopo pochi metri mi imbatto in un campetto coltivato a cipolle. Allora sto contadino rompe veramente, penso. Ma possibile che per quattro cipolle, uno si deve spezzare la schiena fino a quassù? Se solo l'essere umano impiegasse  un decimo del tempo che impiega a sfruttare la terra per salvaguardarla, forse oggi non avremmo questo disastro ecologico che abbiamo. Non voglio rovinarmi lo spirito con questi negativi pensieri, lascio le cipolle al loro destino culinario e proseguo fino a raggiungere il versante nord della collina.

Anche qui vista magnifica, dietro l'orizzonte c'è la Sicilia la mia Italia, ci separano un ottantina di chilometri, in giornate terse se ne vedono le coste, e di notte le luci. Restando sull'isola invece, in fondo vedo un'altra collina tipica, la pianificherò per le prossime escursioni, non vedo l’ora di salirci per vedere finalmente, dopo tutto questo verde, solo l'azzurro del mare!


Sulla parte sinistra della foto si intravede l’abitato di Zebugg, altro paese caratteristico dell’isola, con vedute mozzafiato di splendidi tramonti sul mare.
Anche se contrario dalla mia natura schiva, cedo alla tentazione di un selfie, così da mostrarvi con chi avete a che a fare.


Questo programma di camminate, sarà importante per la mia salute sia fisica che mentale, mi permetterà di abbassare i miei elevati livelli di colesterolo e al tempo stesso, alzare la mia smarrita autostima. 

Lungo il versante nord della collina ancora senza nome, incontro i soliti avamposti in muratura a secco, una grotta che si apre con una porticina bassa da Hobbit sulla vallata e una strana pietra scolpita. Ricorda un po’ le antiche pietre miliari romane che si incontrano da noi. Romani colonizzatori, che in passato sono stati a lungo nell’isola, non come oggi da turisti o lavoratori. Pare che le incantevoli saline, patrimonio di rara bellezza, siano state opera loro, o per meglio dire, opera di quei nativi sottomessi in quel periodo storico.




La direzione della punta della pietra, indica la bella chiesa di Zebbug.


















Girando invece lo sguardo verso l’interno del pianoro, i colori indubbiamente cambiano. Mi ci dirigo, immergendomi nelle fragranze primaverili.




Dopo qualche decina di metri, il silenzio disturbato solo dal rumore del vento, cambia, sento un continuo ronzio di sottofondo a coprire tutto. Mi ritrovo nel mezzo di un impollinazione orgiastica di migliaia di api frenetiche. Con cautela torno sui miei passi verso il più sicuro baratro della collina. Se mi avessero considerato un intruso, questo resoconto ora non lo avrei scritto. 
Nel versante ovest il solito panorama verde azzurro, con all’orizzonte altre colline da esplorare, poco più in basso a destra, il paese di Ghasri (si legge Asri).


Ritorno verso il punto di partenza, camminando sul lato sud. Cespugli di timo combattono da sempre col vento come i soliti muretti bassi, immagino vi sarete stancati di sentirli nominare. Eccone uno tutto per voi, così non vi romperò più le scatole nel descriverli. 







Di sassi è pieno, comincio a cercarne uno per mia figlia Sara, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Mi ha chiesto, l’importante è che sia piccolo, ci mancherebbe altro che ridiscendo con un blocchetto! Cercando, vagliando e pensando, ritorno al nome da dare alla collina appena esplorata. La collina delle cipolle, non se ne parla proprio, dopo quella delle fave, mica stiamo qui a fare l'elenco ortofrutticolo! La collina delle api (Bees Hill) non è male, potrei anche chiamarla “la collina del sasso di Sara” (Sara’s Stone Hill), ma non se lo merita, quando all’improvviso, chinato nella ricerca della pietra, un rumore a pochi metri mi fa sobbalzare! Un coniglio nero salta fuori e in un batter d’occhio sparisce oltre la cresta! Ancora non mi rendo conto se  fosse reale, da quanto rapida è stata l’immagine, ma c’era. Il fato è sempre misterioso nei suoi accadimenti, e lo prendo come un segno ai miei interrogativi. “La collina del coniglio nero” (Black Rabbit Hill), questo sarà il nome della seconda collina. Speriamo solo di non averlo spinto incontro al cacciator silente giù da basso, non me lo perdonerei.
Trovo un paio di sassetti color rosso per mia figlia, ed uno più grande, sempre rosso, per me. Lo metterò su qualche mensola, nella mia casa Victoriana a testimonianza di questa Domenica alternativa. 
E ora di andare, trovo il sentierino nel lato sud est, lo discendo con cautela. A parte un passaggio, prima tra rocce sgretolate e dopo nella macchia fitta, in cinque minuti sono nuovamente al fresco della First Shadow. Anche oggi ho saltato il pranzo e la scarpinata mi creato un certo languore di stomaco. Nonostante il ritardo, credo che una italica spaghettata al volo avrà i minuti contati!
Riprendo la via di casa, la ormai consueta Yellow Red Trail, assaporando la beltà pacifica della natura. Poco prima del nero asfalto civilizzato, nascondo tra i soliti cespugli, l'amico Woody, che anche oggi mi ha sopportato senza emettere suono. Dovrà aspettare almeno sei giorni, prima che riconosca la mia mano.


Domani si ricomincia la settimana lavorativa, sono sicuro che volerà, perché avrò sempre nella testa e nel cuore, questi due giorni intensi, i primi, dopo un anno di ambientamento, con la consapevolezza ora, di fare parte integrante di questo nuovo mondo e di questa nuova porzione di vita.