venerdì 12 aprile 2013

Ho visto un povero cristo.

Ho visto un povero Cristo.

Tutte le mattine e la sera quando torno a casa, incontro questo divino essere umano, che ostinatamente, curvo sul terreno lungo la statale Cassia all'altezza della Giustiniana, sradica arbusti, taglia rami, raccoglie immondizie varie, accatasta pietre in cumuli ordinati. Ho saputo che il suo nome è Marian (dall'articolo allegato). Appare come una figura mitologica, con barba e capelli lunghi, bianchi, sempre carico di fascine che porta al più vicino secchio delle immondizie. Lo incontro ormai da un anno, all'inizio era partito dalla via Trionfale, all'altezza di Ottavia, ed ora è arrivato oltre alla Giustiniana in direzione La Storta. Come lo vedo, nel suo consueto sforzo sovraumano, col sole, col freddo e con la pioggia, mi viene voglia di fermarmi ed abbracciarlo, fargli sentire la mia riconoscenza, il mio genuino affetto, la mia ammirazione anche  se è un essere irraggiungibile e misterioso, poi invece, vigliaccamente tiro dritto, tornando alla mia comoda vita di tutti i giorni. Il povero cristo, non vuole l'aiuto di nessuno, non vuole essere interrotto nella sua fatica, non vuole parlare. Non sta espiando nessuna colpa, ognuno ci vede quello che vuole nel suo gesto generoso. Io lo vedo come un altissimo dono che fa all'umanità senza nessuna ricompensa. Se penso a quegli uomini e donne, che hanno avuto il potere di decidere e di attuare cose concrete per il bene comune, e che puntualmente le disattendono per le solite misere e sterili tattiche politiche, penso che abbiamo perso il vero senso delle cose. Se guardo il periodo che stiamo vivendo, tragico e buio, apparentemente senza speranze, l'instancabile Marian,  ultimo degli uomini, ci dimostra, con la sola forza della volontà che sprigiona il suo corpo  nervoso, 
un insegnamento, un concetto dimenticato da troppo tempo, sacrificare se stesso per donarsi agli altri e al mondo che lo circonda, senza nulla in cambio, quel mondo che lo sfiora tutti i giorni giudicandolo strano o il solito povero pazzo.

Un mio sogno sarebbe quello di andare con dei pulman al mattino presto e caricare tutti gli eletti del parlamento, portarli al cospetto di Marian, li, a debita distanza guardarlo lavorare, sentire il suo sforzo in un rispettoso silenzio, a fine giornata, li riporterei nuovamente nel palazzo, e mentre scendono, per tornare alle loro mansioni, li osserverei in faccia uno a uno, senza dire niente, vorrei vedere nei loro occhi se hanno  finalmente capito qual'è il loro unico e grande compito, dimenticare se stessi e sacrificarsi per gli altri.


D-A_WEB

24/03/2013 06:01

Il Forrest Gump della Cassia: pulire è come togliere il male

«Pulisci il mondo». E lui, da quando ha sentito quella voce nella testa, ha preso la scopa e ha cominciato. ARoma nord. Ogni mattina, all’alba, passa sui marciapiedi delle strade, toglie i rifiuti,...

«Pulisci il mondo». E lui, da quando ha sentito quella voce nella testa, ha preso la scopa e ha cominciato. A Roma nord. Ogni mattina, all’alba, passa sui marciapiedi delle strade, toglie i rifiuti, tira via erbacce e rovi da fossi e terrapieni che lambiscono le rotaie del treno regionale. Si arrampica sugli alberi e rimuove le foglie secche, i rami spezzati. Controlla la salute degli arbusti conficcando per pochi millimetri un chiodo oltre la corteccia. Una sorta di termometro che legge le sorti della pianta. Lui è Marian, romeno. A vederlo ha superato i 50 anni. Però chi lo conosce da un po’ è convinto che ne abbia 60. A ben guardarlo non si direbbe, il dubbio c’è. Forse più, forse meno. La sua età è nascosta da barba e capelli bianchi incolti e da un corpo sottile tutto nervi, sempre vigoroso.
Il Forrest Gump della Cassia ha conquistato tutti senza dire una parola. Non vuole essere aiutato ma vuole essere lui ad aiutare gli altri, spazzando lo sporco come se fosse il male assoluto. Aggiungendo un messaggio alla missione pulitrice: «La gente deve prendersi cura delle cose, dell’ambiente che la circonda». E rispondendo a una domanda con un veloce desiderio, neanche impellente. Vorrebbe incontrare il Papa? «Sì, Papa buono» dice. Per il resto Marian non parla. Trascorre la giornata spingendo un carrello della spesa del supermercato Todis, con dentro scopa, corda e una piccola sega. Sceglie un punto e si dà da fare. Ne cambia l’aspetto. Già è passato sulla Trionfale. E adesso è sulla Cassia, all’altezza di via Giulio Galli, sul lato dove corre il treno. È oltre la rete, sulla striscia verde in cima alla quale passano le rotaie. Ci sono erbe e spine. E lui scava, strappa, taglia, piccona. Ha già ripulito qualche metro. E va avanti, proprio come un treno. Luigi, 38 anni, da quando ne aveva 12 vende frutta e verdura sulla Cassia. Ne vede di gente passare, tanto che ha in mente un format televisivo: «"Italia guarda" - dice ridendo - Basta uno sguardo per capire al volo le persone. È cambiato l’ambiente. Una volta qui era la Roma bene. Ora non più. Conosco Marian - racconta Luigi - È una forza della natura. Si arrampica sugli alberi e sa dire con precisione se l’arbusto è malato oppure no. Tutti gli vogliono bene. Quando le vedi pensi che sia un barbone, metti la mano in tasca per cercare qualche spicciolo e darglielo. Ed ecco la sorpresa. Marian è povero ma non chiede soldi e non sempre li accetta. Praticamente il quartiere lo ha adottato». E non è stato nemmeno facile. Fino a tempo fa viveva e dormiva in strada. Qualche volta mangiava dalle suore. Poi la sua storia è diventato un tam tam tra i residenti, i negozianti del posto. E da circa tre mesi è successo il "miracolo" di solidarietà. Il parroco Leonardo Ciarlo gli ha comprato un vecchia roulotte, sistemata all’interno dell’ampio spazio verde della chiesa Beata Vergine Immacolata. È la nuova dimora di Marian. È lì che dorme. C’è anche un piccolo scaldabagno esterno che gli fornisce acqua calda. I panni li stende fuori. E il giorno spazza.
Fabio Di Chio (giornalista de Il Tempo)