domenica 8 febbraio 2015

Momenti delicati di un ingranaggio difettoso.




Roma 6/2/2015



Vendere alla gente un prodotto non mio non mi piace. Negli ultimi 30 anni ho fatto solo quello!
Due anni fa, su questo lavoro, ho raggiunto il punto di rottura. Ho provato a fare altro, ma da chiunque mi proponessi, mi veniva prospettato lo stesso lavoro, altri prodotti, stessa storia. 
Mi sono preso un minimo di distacco mentale, ho alimentato delle mie vecchie passioni giovanili, scrivendo. Ho riscoperto la mia creatività, una vena sarcastica, satirica, umoristica e l'ho fatta straripare dalla mia anima timida, condividendola nei social. Mi sono speso con passione negli avvenimenti politici e sociali. Ho riscoperto una capacità sopita da troppo tempo, mi veniva naturale, misteriosamente, con piacere e senza alcuno sforzo, trasformare le parole. Prendere spunto da una frase sentita o letta per rielaborarla in una storia, a volte poetica, a volte indignata e molte volte cinicamente satirica. Fare questo esercizio di rigenerazione psicologica però, non mi portava da mangiare. Ero evaso dai miei doveri di marito e di padre per 6 mesi, cercando qualcosa di positivo dentro di me, combattendo una lotta impari con la mia coscienza, che mi riportava continuamente alla realtà. Noi misteriosi esserei umani non abbiamo solo i 5 sensi che ci fanno interagire con il mondo, abbiamo, purtroppo anche un altro senso che puntualmente ci fa regredire con il mondo, il senso di colpa! 
Alla fine ho ceduto ad un altro senso, il senso pratico, ho inghiottito amaramente tutte le mie nuove aspettative e ho accettato un nuova opportunità lavorativa. Si ritornava nel mio odiato mondo di disordine ordinato. 
Poco più di un anno fa, ho iniziato una collaborazione con una nuova azienda che vendeva prodotti di largo consumo. Bene, mi son detto, riproviamoci. Mi sono rimotivato, l'apparente semplicità della vendita, non mi dava inizialmente ne grandi difficoltà ne grandi entrate. Pensavo che con il tempo ci avrei potuto vivere decorosamente. Mi sbagliavo! Oggi ho capito definitivamente che non è il prodotto in se che può sbloccare questa mia depressione lavorativa. Ho capito che è proprio la modalità, la filosofia commerciale, il mondo consumistico a cui mi sottopongo quotidianamente che non mi piace. Si, indubbiamente nel complesso, si incontrano anche persone perbene, come in tutti gli ambienti del resto, ma si incontrano, purtroppo, anche le così dette "melemarce". Brutte persone, complicate nella loro vita di sotterfugi, persone meschine, di una furbizia disarmante, che ti chiedono l'anima, che ti prendono l'anima per poi buttarla!  Allo stesso tempo, l'azienda per cui lavoro, non mi da il minimo aiuto, mi manda come un agnello tra i lupi. Sfruttano le mie teoriche capacità sino a quando queste portano frutti. La cosa, però,  più avvilente è il non sentirmi parte di un progetto futuro, sentire nei mie confronti solo freddezza e menefreghismo. Non riesco più a combattere contro queste persone e mi chiedo perché continuo questo masochistico gioco a perdere. Nel profondo del mio essere sono certo che questo mio malessere è causato dalle mie scelte sbagliate. Come sono certo che l'immagine cruda e implacabile dello "sbarcare il lunario" mi zavorra e mi sprofonda sempre più in basso. Le mie uniche competenze sono quelle che ho assorbito in questa mia età lavorativa. Questo lavoro forzato, non mi ha arricchito, mi ha solo fatto sopravvivere, lacerandomi giorno dopo giorno. Questo stato mi toglie le forze, a 53 anni suonati mi pesa tutto, il maltempo come le perdite di tempo.
Ora aspetterò che torni dal lavoro mia moglie e gliene riparlerò. Lei mi ascolterà, come sempre ha fatto, e cercherà di consolarmi e di spronarmi. Mi dirà di stare tranquillo, questo momento passerà. Lei si è reinventata un lavoro al di fuori del suo studio e delle sue capacità. Io sono più debole lo ammetto, non ho mai avuto la sua determinazione. Il fatto è che lei ha un senso in me latente, ha un altissimo senso del dovere, una predisposizione pragmatica al sacrificio. Egoisticamente inseguo ogni occasione per rinviare i miei doveri da ingranaggio. Sono un ingranaggio difettoso. Nel mondo consumistico non valgo niente. Nel mondo che vorrei, invece, sarei una parte utile, utile come il movimento poeticamente strampalato delle nuvole, o come il suono irriproducibile della risacca sui ciottoli del bagnasciuga  Io mi perdo già dalla mattina presto, quando apro le persiane ad est, respiro l'alba! Non cambio l'aria alle stanze, la cambio a me!
Vita mia, c'è un altra strada?